Litfiba, o la presa in giro diventata profezia

Nel 2002 una band comica scrisse una canzone per dire che una reunion non sarebbe mai successa. Chiesero perfino ai diretti interessati di certificarlo con la propria voce. Vent’anni dopo, quella presa in giro si è trasformata nell’unica cosa che nessuno aveva previsto: la verità.

Ci sono canzoni scritte per augurare qualcosa, e canzoni scritte per escluderlo. “Litfiba tornate insieme”, che Elio e le Storie Tese pubblicarono nel 2002 dentro l’album “Cicciput”, nasceva dichiaratamente come la seconda. Il tono era quello che Elio sa fare meglio di chiunque altro in Italia: la presa in giro affettuosa, il finto appello, la nostalgia trattata come farsa. Il pezzo scherzava sulla separazione tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli, invocava con ironia il loro ritorno, rimpiangeva in modo surreale gli anni d’oro della band. E per chiudere la burla nel modo più definitivo possibile, alla registrazione parteciparono gli stessi Pelù e Renzulli — pochi secondi a testa, una sola parola ciascuno: un rifiuto secco. Non un invito lasciato in sospeso: una porta chiusa, sigillata dalle voci vere dei due protagonisti.

Per capire quanto quel rifiuto sembrasse definitivo, bisogna sapere da dove arrivava. I Litfiba erano nati vent’anni prima, nell’ottobre del 1980, in una cantina umida di Via de’ Bardi, a Firenze, a due passi da Ponte Vecchio: il nome stesso, Litfiba, è l’acronimo telex di quell’indirizzo — L’ITalia, FIrenze, via de’ BArdi. Non un nome pensato per diventare leggendario: l’etichetta di una sala prove, che con gli anni si è trasformata in uno dei marchi più importanti della musica italiana. Da quella cantina uscirono “Desaparecido” nell’85 e “17 Re” l’anno successivo, il cuore della “Trilogia delle vittime del potere”, e poi il decennio di maggior successo commerciale, tra hard rock mediterraneo e palazzetti sold out. Fu proprio al culmine di quel successo che le cose si ruppero: l’ultimo concerto di Pelù con la band storica fu nell’estate del 1999, e l’anno dopo il cantante dichiarò alla stampa, senza lasciare margini, che con i Litfiba non ci sarebbe mai tornato. Renzulli, dal canto suo, tenne in vita il nome con nuovi cantanti. Quando Elio e le Storie Tese scrissero la loro canzone, insomma, non stavano inventando un conflitto: stavano fotografando una frattura che sembrava chiusa per sempre, con tanto di conferma ufficiale delle due voci coinvolte.

E infatti per un decennio andò esattamente così. Poi, l’11 dicembre 2009 — dieci anni quasi esatti dopo lo strappo — Pelù e Renzulli annunciarono a sorpresa che sarebbero tornati sullo stesso palco. Nell’aprile del 2010 arrivarono i primi concerti. La reunion più improbabile della musica italiana, quella che due dei suoi stessi protagonisti avevano certificato come impossibile in una canzone, si materializzò davvero. Elio e le Storie Tese non si lasciarono sfuggire l’occasione: si paragonarono a Nostradamus, sostenendo scherzosamente di aver avuto una premonizione in sogno, e rivelarono di avere nel cassetto altri due pezzi scritti sullo stesso principio — uno mai pubblicato sulla possibile reunion dei Beatles, un provino che augurava lo scioglimento degli Oasis. Una burla, certo. Ma una burla che nel caso dei Litfiba aveva previsto il futuro con precisione quasi imbarazzante.

Da quel 2009 la storia si è ripetuta più volte, ogni volta con una variazione. Nel 2013 Aiazzi e Maroccolo, i tastieristi e bassisti della formazione originale, tornarono per un tour dedicato proprio alla Trilogia degli anni Ottanta. Nel 2022 la band salutò il pubblico con “L’Ultimo Girone”, un tour d’addio dopo oltre quarant’anni di carriera — un punto che sembrava, questa volta sì, davvero finale. E invece nel 2026 i Litfiba sono tornati ancora, in una formula persino più completa di quella del 2009: non solo Pelù e Renzulli, ma l’intera formazione storica degli anni Ottanta, con Antonio Aiazzi alle tastiere e Gianni Maroccolo al basso, per celebrare i quarant’anni di “17 Re” — l’album che la critica considera il loro capolavoro, il secondo capitolo di quella trilogia dedicata alle vittime del potere, capace di parlare ancora oggi con un’urgenza che nessuno, nel 1986, avrebbe potuto prevedere.

Il 28 luglio, martedì, quella formazione sale sul palco dell’Arena Flegrea per l’unica tappa in Campania di un tour che attraversa venti città italiane: due ore abbondanti in cui “17 Re” verrà eseguito per intero, fianco a fianco con i classici che hanno definito il rock italiano — “Istanbul”, “Santiago”, “Tex”, “Cangaceiro”. È la nona edizione del Noisy Naples Fest a ospitarli, e il cerchio, a questo punto, si chiude da solo: una canzone nata per dire che una cosa non sarebbe mai successa è diventata, con vent’anni di ritardo sul proprio stesso testo, la fotografia più esatta di quello che sarebbe successo davvero.

Stasera, a Napoli, quella profezia torna a fare rumore.

NOISY Naples Fest 28 luglio 2026 — Arena Flegrea, Napoli Litfiba · “Quarant’anni di 17 Re” — formazione storica: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi, Gianni Maroccol