Franz Ferdinand, o il nome che torna a casa

Quattro scozzesi presero il nome da un cavallo da corsa, che a sua volta lo prendeva da un arciduca austriaco. Ma quell’arciduca, per parte di madre, era sangue di Napoli — figlio della figlia di un re, nata alla Reggia di Caserta. Il 23 luglio quel nome debutta in città. È la prima volta. E non lo è affatto.


Ci sono due immagini che si accendono insieme quando si legge “Franz Ferdinand” sul cartellone di un festival. La prima è una band scozzese che a metà anni Duemila fece ballare mezzo pianeta con un post-punk nervoso e obliquo. La seconda è un arciduca austriaco con i baffi all’insù, il cui assassinio a Sarajevo, nel 1914, accese la miccia del Novecento. Le due immagini convivono per scelta: la band sa benissimo cosa evoca il suo nome, ed è esattamente il motivo per cui lo ha tenuto. Ma ce n’è una terza, che quasi nessuno vede — ed è quella che rende il primo concerto napoletano dei Franz Ferdinand una cosa strana e bellissima. Perché quell’arciduca, per metà del suo sangue, era figlio di Napoli.

Partiamo dalla band, perché la storia del nome è già un piccolo cortocircuito. Quattro ragazzi di Glasgow, all’inizio del 2001: Alex Kapranos alla voce, e attorno a lui Bob Hardy, Nick McCarthy, Paul Thomson. Il nome, per quanto possa sembrare improbabile, arrivò da un cavallo da corsa. Si chiamava Archduke Ferdinand, lo videro vincere la Northumberland Plate, e da lì cominciarono a discutere dell’arciduca vero. A convincerli non fu l’animale, ma due cose: l’allitterazione — quel Franz Ferdinand che rimbalza in bocca — e il peso di un nome legato all’evento che cambiò il mondo. Kapranos lo ha detto senza giri di parole: quell’uomo, o almeno la sua morte, fu il catalizzatore della completa trasformazione del secolo. Una band pop che si battezza come lo snodo della Storia. Perfino il loro primo grande successo, “Take Me Out”, porta dentro il doppio senso: una frase per rimorchiare a un bar e, insieme, l’ordine dato a un cecchino. Un nome scelto non per ciò che era, ma per ciò che aveva fatto esplodere.

L’arciduca in questione era Franz Ferdinand d’Asburgo, erede presunto al trono d’Austria-Ungheria. Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, un giovane serbo-bosniaco sparò a lui e alla moglie Sophie. Nel giro di poche settimane l’Europa era in guerra. È forse la morte più conseguente del Novecento: da quei due colpi di pistola discendono le trincee, gli imperi crollati, il mondo che conosciamo. Su questo si regge tutto l’immaginario del nome.

Ma prima di Sarajevo, prima dell’arciduca, c’era una madre. E qui la storia gira verso sud.

La madre di Franz Ferdinand si chiamava Maria Annunziata di Borbone delle Due Sicilie — “Ciolla”, per la famiglia. Non nacque a Vienna né in una fredda corte del Nord: nacque il 24 marzo 1843 alla Reggia di Caserta, il palazzo dei Borbone alle porte di Napoli. Era figlia di Ferdinando II, re delle Due Sicilie — l’ultimo grande sovrano borbonico di Napoli, quello che i suoi contemporanei chiamarono “Re Bomba”. Suo fratellastro era Francesco II, l’ultimissimo re di Napoli, quello che nel 1861 avrebbe perso il trono con l’Unità d’Italia. Nel 1862 Maria Annunziata sposò l’arciduca Carlo Ludovico d’Austria, fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe; il loro primogenito, nato l’anno seguente, era il futuro erede di Sarajevo.

Ricapitoliamo, perché il filo è vertiginoso. L’arciduca austriaco il cui nome quattro scozzesi hanno pescato da un cavallo da corsa era il nipote — figlio della figlia — di un re di Napoli. Metà del suo sangue veniva dalla corte di Caserta. Il nome che avrebbe fatto ballare gli stadi del Duemila affonda le radici, per via materna, nel Regno delle Due Sicilie.

E allora seguiamolo davvero, quel nome. Nasce Borbone a Napoli. Sale a Vienna con un matrimonio. Diventa eterno a Sarajevo con due proiettili. Rinasce grazie a un cavallo da corsa e a una band di Glasgow. Finisce stampato sul manifesto di un festival, nel 2026. E il 23 luglio arriva a Napoli — per la prima volta.

Solo che non è la prima volta.

È il ritorno di un nome nella città che gli scorre, letteralmente, nelle vene. Napoli lo ha sempre fatto, questo: prendere ciò che è partito e riaccoglierlo trasformato, riconoscere come proprio ciò che è passato dal mondo e ne è tornato con un’altra forma. Di solito la città accoglie il forestiero e lo fa suo. Stavolta il forestiero non è mai stato del tutto straniero: era, segretamente, già napoletano.

I Franz Ferdinand non lo raccontano dal palco, e non serve che lo facciano. Aprono la prima giornata del NOISY Naples Fest, il 23 luglio, alla Mostra d’Oltremare, portando in Italia il loro ultimo lavoro. Sono una delle band che hanno definito il rock chitarristico degli ultimi vent’anni, e per Napoli è comunque un debutto. Ma sotto il debutto c’è questa corrente sotterranea, questa coincidenza che sembra scritta apposta: la città non sta alzando un palco per una band venuta da fuori.

Sta costruendo il trono che quel nome aspettava da sempre.

Il 23 luglio, alla Mostra d’Oltremare, un nome che è già stato re torna a casa.


NOISY Naples Fest
23 luglio 2026 — Mostra d’Oltremare, Napoli
Franz Ferdinand · Skunk Anansie · Bluvertigo