Il Rap è diventato una cosa seria: accettatelo

Kendrick Lamar ha vinto il Premio Pulitzer nella categoria Musica (il SEO mi costringe a essere pleonastico nel primo paragrafo, sigh) ormai qualche mese fa. Ha vinto quel Premio che, in sostanza, si da ai migliori scrittori e giornalisti dell’anno. E lo ha vinto, per la prima volta nella storia, facendo Rap. Mai, infatti, prima di questa edizione, un Rapper si era aggiudicato l’onorificenza. Anzi, il fatto è ancora più grosso: nessun artista Pop, in assoluto, lo aveva vinto sino ad ora. Persino gente come Bob Dylan e John Coltrane si sono dovuti “accontentare” di citazioni o premi postumi. Se guardate la lista dei vincitori vi ritroverete sommersi da cognomi teutoni, archi, violini, opera. Cosa c’entra Kendrick Lamar con tutto questo? Semplice:

Il Rap è diventato una cosa seria, ed era ora di riconoscerlo.

Lee Bollinger, Preside della Columbia University, dopo una serie di paroloni che anche in Italiano fanno venire il mal di testa ha dichiarato che l’album DAMN attraverso i suoi testi”offre affascinanti vignette catturando la complessità della moderna vita afro-americana”. I testi dell’album, infatti, affrontano con rime, metafore e acrobazie sintattiche l’America con un linguaggio di massa. Riempie, come poche volte prima di quel momento, la natura sociale e divulgativa del Rap con ragionamenti complessi, profondi, rendendo de facto i brani un puro strumento letterario.

Un esempio, tra i tanti, nel brano XXX:

“Hail Mary, Jesus and Joseph/The great American flag/Is wrapped and dragged with explosives/Compulsive disorder, sons and daughters/Barricaded blocks and borders/Look what you taught us!”

“Ave Maria, Gesù e Giuseppe / La grande bandiera americana / Viene avvolte e trascinato con esplosivi / Disordine compulsive, figli e figlie / Blocchi e confini barricati / Guarda cosa ci hai insegnato!”

La parafrasi di una preghiera. Strumento letterario antico e universale. Adattato all’attualità di un America violenta, che quei valori antichi e universali sembra averli dimenticati nel disordine del consumismo sfrenato, divisa nel nome di Dio. BAM, riconosciamolo: notevole. I testi di Kendrick Lamar, come quelli di tanti altri esponenti del genere possono essere letti come poesie, ne hanno la dignità letteraria. Ed è solo dei testi che parleremo. Ma spesso, forse per colpa di un processo elitario implicito e congenito della cultura, i bassi pompati, le collane e tutte quelle strofe sulle Lamborghini e sullo Champagne ci avevano impedito di guardare fino in fondo.

 

FARE POESIA IN UN’INDUSTRIA DA 50 MILIARDI

 

A$ap Rocky con una sciarpa che costa più della mia macchina

Il Rap non ha assunto dignità il giorno del Premio. E non l’ha assunta con DAMN. L’Hip Hop, come macro-categoria, ha superato come ascolti totali in streaming il rock, sapendosi adattare meglio ai nuovi strumenti di ascolto digitali e, forse, avendo saputo scegliere più efficacemente i codici di linguaggio in cui tradurre la rabbia, il senso di impotenza e l’estetica materialistica del sogno in cui si trova impantanata la nostra generazione (nostra, dai millennians a chi come me a volte la sera accende ancora il Super Nintendo per sentirsi meno triste per un attimo). Ha un giro d’affari che Forbes ha valutato di 10 Miliardi nel 2004 e 50 nel 2015.

A differenza di molti altri generi, soprattutto dopo l’avvento del Cloud Rap, della Trap e di strumenti come Soundcloud che ne hanno velocizzato la produzione, il Rap deve il suo successo all’ “enorme quantità di produzione” con cui riempie costantemente il mercato.

Potremmo chiamarla Effetto South Park, anzi. Lo chiamo proprio così. Come in South Park, la cui produzione delle puntate, per la tecnica scelta dagli autori è molto più veloce degli show concorrenti, si riesce a raccontare le cose prima degli altri, ad essere più attinenti con l’attualità e,quindi, sviluppare una leva emozionale più profonda con l’osservatore.

Questo ha permesso all’ Hip Hop di incrociarsi con arte contemporanea, moda, diventando un concept onnicomprensivo di Life-Style, emancipato dalla sua radice musicale. Una visione superficiale del fenomeno può portare, ingenuamente a vedere nella cosa solo una serie di elementi negativi, spuri, che avrebbero sporcato la natura del genere. Ma, in un’ottica forse esplicitamente funzionalista, senza l’eccessivo successo e quella cornice barocca di diamanti e Audemas Piguet, il mercato main-stream non avrebbe potuto avere la suggestione necessaria per scoprire quello che sembra aver scoperto solo oggi sul rap. Sì, forse servivano davvero i titoloni di Vice per capire che Kid Cudi è un “GOAT”, un’alieno, come l’ha  definito Pharrell. Servivano le felpe October Very Owl di Drake disegnate dal suo migliore, il trap dei Migos; passato da quello che qualcuno reputava una parodia del rap ad aver scritto Apeshit per Beyonce e Jay Z.

Basquiat molto più figo di noi con un casco

RAP: POESIA TRASVERSALE

Aprite Spotify, approfondite il percorso di Tyler The Creator tra Goblin, Wolf e Flower Boy. Da mostro a timido ragazzone che combatte con l’ambiguità sessuale. Date un’ascolto all’ultimo album di Jay Rock. Ascoltate artisti nati col rap entrare nel jazz, fare l’amore con dei sintetizzatori e scoppiarvi nelle orecchie senza nemmeno farvi capire cosa e perché state ascoltando, ma sapete che vi sta emozionando. Anzi, facciamo un gioco, vi lascio qualche verso, tradotto, senza dirvi di chi è. Chiudete gli occhi e immaginatevi in una Biblioteca con davanti un libro ingiallito che odora dell’umile casa di vostra nonna. Quella che preparava il coniglio più buono che abbiate mai assaggiato, e che mangerete mai. E ditemi se non è poesia:

“So come funzionano le persone
Conosco il prezzo della vita, so quanto vale
So quello che so e lo so bene per non dimenticarlo mai
Fino a quando ho capito che non sapevo niente
Il giorno in cui sono tornato a casa”

“Così, siamo lasciati soli
con nessuno a cui appellarsi
Stai ferma ora, ossa rotte
Mentre continuo a viaggiare, tienimi per mano amore”

“Non lo sopporto, rovescio

Vogliono vederci cadere a pezzi Sai che ti amo

Quindi fammi entrare nel tuo cuore”

“Denaro Contante
Sto pagando denaro contante
Denaro Contante
hey hey”

No, ok. L’ultima no.

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