Muse, Genesis, Bowie e gli altri artisti assurdi che hanno suonato a Napoli

Bowie, Rolling Stones, Sting e tanti altri che non potete nemmeno immaginare a Napoli.

“Napoli non è una piazza per grandi artisti”

Questa falsa novella ha girato per un po’ in città. Bhe, finché non è arrivato il Noisy Naples Fest, ovvio! Ma nonostante questo, negli ultimi anni si respirava davvero la percezione che Napoli fosse diventata una piazza periferica per la Grande Musica. Per quei concerti che restano nella storia, nel cuore, in biglietti stropicciati nel portafogli, lì, per sempre, dove si tengono i ricordi che contano.

Ve ne raccontiamo qualcuno. Voci eterne, reef che sembrano ancora riecheggiare nelle notti di luna piena.

David Bowie – 1997

Il Duca Bianco, poi Black Star. Insomma, è inutile presentarvelo o fare una monografia su uno degli artisti più grandi della storia contemporanea. Anche perché, non ci basterebbero 10 pagine. E’ il 1997. Ronaldo, quello vero, vince il pallone d’oro. Sugli scaffali inglesi appaiono le prime copie di un libro che parla di un maghetto. Qualcuno è scettico, il nome Harry pare non funzionare. A Bagnoli le acciaierie si sono spente da poco. Le persone hanno ripreso a respirare, e a farlo con la musica. Le testimonianze che restano della serata sono poche e hanno meno pixel della censura giapponese. Ma dovete godervele lo stesso.

 

Genesis – due volte in due anni

Era l’epoca in cui avrei scritto quest’articolo con una Lettera 32 usata, una camicia a fiori e un curioso odore che si sentiva fino all’ufficio affianco, dove stranamente tutti ridono senza un preciso motivo. E’ il 1972, a Viale Kennedy alloggiano i Genesis, che suoneranno per la prima volta a Napoli, nella Mostra d’oltremare. Nemmeno il tempo di digerire l’epicità del momento che, nel 1974, tornano al Palasport, da leggende, dopo l’uscita di Selling England by the Pound e The Lamb Lies Down on Broadway.

 

Il biglietto e la fantastica e fighissima locandina di quel concerto.

 

 

Bob Dylan

 

Anno 2001. Luglio. Indovinate dove? Sì, Arena Flegrea. Bob Dylan inaugura la nuova apertura della Venue dando inizio a quell’’onda musicale da cui poi sarebbe nato il vostro festival preferito. Di questo concerto abbiamo avuto la fortuna di ritrovare addirittura la scaletta, guardate un po’ qua che roba:

Hallelujah, I’m Ready To Go

Mr. Tambourine Man

Desolation Row

I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)

Lay, Lady, Lay

Gotta Serve Somebody

Shelter From The Storm

Masters Of War

It’s All Over Now, Baby Blue

Don’t Think Twice, It’s All Right

Everything Is Broken

Make You Feel My Love

Cold Irons Bound

Rainy Day Women #12 & 35

Country Pie

Like A Rolling Stone

One Too Many Mornings

All Along The Watchtower

Knockin’ On Heaven’s Door

Highway 61 Revisited

Blowin’ In The Wind

Bob Dylan live all’Arena Flegrea

 

The Muse

Questa è, in assoluto, la più assurda tra queste storie. I Muse, sempre nel 2001, suonano a Napoli. Precisamente allo Stadio San Paolo e nessuno sembra ricordarlo. Anche perché, ai tempi, i Muse non avevano ancora quella media spaventosa di 60.000 persone e stadi pieni. Origin of Symmetry, l’album che li avrebbe consacrati con pezzi come Bliss e Feeling Good, sarebbe uscito solo da lì a qualche giorno. Di quel concerto resta qualche piccola foto, con l’acciaio dello stadio semi-vuoto sullo sfondo.

Sì, perché, tenetevi forte. Quel concerto, non era nemmeno dei Muse, ma dei Marlene Kuntz, di cui erano l’opening act. A volte l’intuizione arriva prima ancora del successo, e quei pochi minuti di musica rimarranno, in qualche modo, nella storia rock della città.

I Muse live allo Stadio San Paolo. Mentre si scaldavano i Marlene Kuntz

Rolling Stones

Locandina Originale figherrima del concerto del 1982

Abbiamo ritrovato le locandine, I biglietti, di quell giorno da San Paolo pieno. Prima che Maradona fosse di casa e la cosa iniziasse a succedere una domenica sì e l’altra no. I Rolling Stones danno vita, quella sera del 1982 a uno dei concerti più epici della storia italiana del Rock, e se non credete a me, credete a questo video. Leggenda vuole che Jagger entra malissimo sul tempo di Tumbling Dice . Qualcuno dice che ormai a 40 anni gli Stones sono bolliti. 36 anni dopo, hanno ancora torto.

 

Sting

Eh, sì. Roba nostra. Sting aveva già suonato a Napoli ma mancava da addirittura 12 anni. Il tempo di 3 Mondiali di Calcio. L’ultima volta che ha suonato in città era quando Grosso insaccava alle spalle di Barthez sotto il cielo di Berlino, giorno più, giorno meno.

A riportare Sting a Napoli ci ha pensato il Noisy in quello che, forse, insieme a Massive Attack e Robert Plant è stato tra i più grandi concerti mai tenuti a Napoli. Di video e foto della serata ne abbiamo a bizzeffe, ma Fragile, lo ammettiamo, ci fa scendere la lacrimuccia.

 


 

Insomma, la grande musica, a Napoli, è, ed è sempre stata di casa. E, con noi, che ce la mettiamo tutta e col vostro supporto: sarà di casa per ancora molto, molto tempo.

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